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giovedì 10 aprile 2014

I bambini

I bambini sono tutta la nostra vita. Appena una donna ha coscienza di sé, un desiderio prima solo intuito, poi sempre più chiaro e preciso è in lei: un bambino.
Molti credono, un momento, che il suo più grande desiderio sia diventare attrice, velina, modella, cantante, ballerina, psicologa, maestra, o di possedere l'ultima bellissima borsa della Liu Jo; ma questi sono desideri accessori, secondari. Lasciatela sola con se stessa, fate che si guardi sinceramente nell'anima, che parli senza neppure il minimo impalpabile velo di menzogna, ed essa dirà: un bambino. Molti pensano, un momento: "Ecco una donna felice".
E' giovane, è ricca, la fortuna è dalla sua parte. Ha ciò che desidera, ciò che vuole, il possibile, e qualche volta, l'impossibile. La sua felicità esiste, sì, non la neghiamo, ma è qualche cosa che non ha basi, una cosa fuori di lei, staccata da lei: perché non ha un bambino.
Non le credete quando dice: "No". Non le credete quando sembra che non le importi, quando persino essa stessa crede di non desiderarlo. Non le credete quando vi dice che ha paura delle responsabilità che le verrebbero. Non ne ha paura. Sa troppo bene, sente troppo bene, che un bambino vale qualunque responsabilità, qualunque sacrificio. E ne abbiamo la prova quando ha un bambino; quando leggiamo nei suoi occhi l'irrevocabile sicurezza di essere d'accordo con la vita, di aver obbedito alla vita; quando comprendiamo che tutta la sua vita è non lei, ma il bambino.
Anna ama i bambini, come tutte le donne. Un giorno, e fra non molto, anch'essa avrà dei bambini. E solo allora, mi ha detto, sarà veramente felice. E in quel veramente, c'è tutta la sincerità profonda della donna che rivela il sentimento essenziale della sua anima.


Simonetta

venerdì 7 marzo 2014

Dedicato alle impiegate

Impiegate.
Siete voi che affollate le metropolitane alle sette della mattina, a mezzogiorno, alle sette di sera. Siete voi che popolate le trattorie a prezzo fisso, e i cinema il sabato sera. La vostra vita non è delle più comode, siamo d'accordo. Le mattine d'inverno è fastidioso il risveglio: ed è insolubile il problema di comprare con venti euro un berrettino che è bellissimo, ma che ne costa quaranta. Ho letto qualche volta nei vostri occhi la mestizia di chi compie un faticoso dovere, un pesante compito che non è il suo. Forse avete ragione. Ma voi non rimarrete sempre impiegate. Presto, più presto di quello che crediate, sarete spose, poi mamme. E starete così al vostro focolare, che sarà la casa di vostro marito e dei vostri figli.
Ma intanto, sapete superare serenamente questo breve, e combattivo periodo di lavoro?

Il problema del lavoro...
E' vero che molte volte il vostro lavoro non è divertente. Copiare, scrivere al computer, riempire colonne di cifre, non è certamente uno svago. Sarebbe molto meglio fare una gita,  leggere un buon libro. Ma nella vita, non è ciò che si vorrebbe fare che conta, ma ciò che si deve fare. Tutti, diciamo tutti, hanno un dovere da compiere, e lo compiono, sacrificando ad esso i propri piccoli o grandi desideri. Quindi, sappiate compierlo anche voi, e con buona volontà. Perché questo è il grande segreto. Il lavoro più arido diverrà per voi facile e piacevole, se lo farete con la buona volontà di farlo bene, di farlo con cura, di metterci un po' di voi stesse. Non dite che non si può mettere nulla di noi stesse in un registro di noiosissimi conti. Questo registro sarà sempre più noioso, finché voi lo riempirete sbuffando ad ogni cifra. Non lo sarà più, quando, invece, sarà il "vostro" registro, il registro affidato a voi, e sta a voi dimostrare che è stato affidato bene. Il problema del lavoro lo risolverete solo in questo modo poiché esso non è che un problema di buona volontà.

Il problema dell'eleganza...
Volete essere eleganti, ma il vostro stipendio crea un muro quasi insuperabile tra voi e l'eleganza. Tra i soldi che avete in tasca e lo splendido abito firmato, c'è troppa distanza: una distanza insuperabile. Benissimo, ma il problema dell'eleganza non è principalmente nel denaro, ma, soprattutto, nel buon gusto. Siete certe che con la stessa cifra che avete speso per acquistare l'abito che indossate, non avreste potuto farvi un abito migliore, un abito di maggior gusto, un abito più pratico? E' inutile che cerchiate di imitare con i vostri mezzi limitati, dei modelli che devono costare moltissimo per essere perfetti. Scegliete un abito semplice, un abito che si adatti a voi, più che essere alla moda, e che possa essere realizzato bene anche con tessuti non eccezionali, e sarete comunque alla moda, sempre, eleganti e femminili, ma solo se avrete buon gusto. Anche con i vostri mezzi.

Il problema dello svago...
La sera, quando uscite dall'ufficio, siete stanche: e anche potendo, molte volte preferite rimanere in casa e andare a letto presto. Dal sabato pomeriggio alla domenica sera, il passo è breve, che vi sembra di non poter combinare nulla di veramente divertente. E poi, anche qui, s'affaccia il problema del denaro, e troppe cose vi sono proibite dal dovere di fare economia.
E' vero, ma anche qui sta a voi dominare i vostri desideri, imparare a svagarvi anche delle cose che non costano nulla, o pochissimo. Un'amica, un libro, un lavoro a maglia divertente, possono divertirvi molto di più del solito cinema, al quale andate anche quando sapete che il film non vi piacerà, così, per abitudine. E. appena potete, fate una bella ira fuori città. Per quanto breve il tempo da sabato a domenica sera, è sufficiente a ricrearvi il fisico e lo spirito. Avete vissuto sei giorni rinchiuse in un ufficio. Avete vissuto sei giorni sedute ad una scrivania: avete bisogno di aria, di movimento. Non importa se fa freddo, non importa se non c'è il sole. Partite. Ritornerete la domenica sere completamente ritemprate. Tutto ciò vi può sembrare bello, ma difficile da realizzare. Ed è qui il vostro torto. La felicità è quasi sempre a portata di mano, e dipende quasi sempre da noi stesse. Siamo noi che non la vediamo, e l'andiamo a cercare dove non c'è.


Simonetta

martedì 12 marzo 2013

Al telefono

C'è, naturalmente, un galateo del telefono (fisso, telefonino, smartphone che sia) che serve per tutti. E c'è un galateo del telefono che serve particolarmente a due che sono legati da un affetto. Il galateo che serve per tutti consiste di poche regole che ognuno di noi conosce. L'altro, più sottile e difficile, ha molte regole che forse non tutti sappiamo.

Per esempio: non chiamate lui al telefono quando avete il dubbio che egli si possa trovare in condizioni di non potervi parlare liberamente. Le vostre domande di ordine sentimentale, i vostri discorsi, lo mettono in imbarazzo. Egli non può rispondere come vorrebbe ed è costretto a tergiversare per non far capire alle persone che eventualmente sono con lui la natura di quella conversazione. Tanto meno gli telefonerete per risolvere qualche questione importante del vostro affetto. Le questioni importanti, specialmente se di carattere tanto delicato come quasi tutte quelle che riguardano il vostro affetto non vanno trattate per telefono, smartphone o computer. Mai. Vanno trattate di persona.

E non telefonategli neppure "metodicamente", cioè tutti i giorni alle stesse ore. Per un po' di giorni avrete qualche cosa da dirvi. Per un po' di giorni potrà essere piacevole per lui ascoltare la vostra voce al telefono. Ma poi? L'abitudine toglierà ogni sapore a quel gesto che aveva al principio tanto significato. Egli non saprà che cosa dirvi, e il non saperlo lo irriterà e finirà per aspettare con animo non troppo accogliente l'ora della vostra telefonata.

Evitate le discussioni anche minime al cellulare. Non compiacetevi di dire di no quand'egli dice sì, o viceversa. Fate in modo che, in quei pochi secondi di conversazione telefonica, non sorgano contrasti. Se sorgono, appianateli subito dicendogli: "Sì, è vero, hai ragione: parliamone stasera". E la sera, a voce, avrete il tempo di spiegarvi e di far capire le vostre ragioni, di ascoltare le sue e di decidere in conseguenza. Ma al telefonino, senza potervi vedere, senza poter leggere nell'espressione del volto, col tempo contato, una discussione ha novanta probabilità su cento di diventare un bisticcio, una lite. Evitatele.

Se egli vi telefona e voi non siete libere di parlargli come credete, non insistete in un lungo e misterioso giro di parole dalle quali egli non capisce niente, ma in compenso, capiscono molto bene le persone che vi sono vicine mentre telefonate. Ditegli semplicemente: "A domani". E salutatelo. L'aria di mistero serve solo a far credere agli altri altri che avete qualche cosa da nascondere, ma non a spiegare a lui ciò che volete dire.

Se siete rimaste sole, se per tante ragioni lui non tiene più al vostro affetto, non cercatelo al telefono. Non v'è peggiore insistenza di quella telefonica: tanto più che, per lui, al telefono, è molto facile sfuggirvi.
Sappiate resistere alla tentazione di parlargli pensando che non sarà al telefono, che avrete la possibilità di farlo ritornare a voi, ma solo parlandogli a voce, solo dicendogli, con la voce, ma anche con lo sguardo e con tutta l'espressione del vostro volto, quanto soffrire stando lontane da lui.


Mademoiselle

venerdì 30 marzo 2012

Consigli alla donna di famiglia

Consiglio 1. Poiché stai in casa e altri lavorano per te, non disistimare o non crederti superiore alle ragazze che lavorano.

Consiglio 2. Riempi la tua vita assolvendo i tuoi compiti domestici senza annoiarti mai. Essi formano il tuo lavoro, lo scopo delle tue giornate.

Consiglio 3. Poiché la tua professione risponde alla voce "casalinga" rimani in casa qualche volta, riordinala, sappi cucinare un buon pranzo, rammendare, cucire, stirare. Non crederti originale dichiarando: "Io non so cuocere nemmeno un uovo".

Consiglio 4. Ricordati che in società non devi solo parlare di moda. Vi sono cento altri argomenti diversi, dalla casa al libro che ti devono interessare.

Consiglio 5. Il tuo sogno è di sposarti e di formarti una famiglia. Non dire, tanto per darti un tono, che non pensi neppure al marito.

Consiglio 6. Preparati con equilibrio e ponderatezza a diventare sposa e madre.

Consiglio 7. Quando vuoi imitare qualcuno, non imitare la diva del cinema, la vincitrice del talent show, la donna che ha battuto il primato di velocità nelle corse automobilistiche. Imita tua madre.

Consiglio 8. Quando una sciocca o uno sciocco ti trovano insipida perché non sei che una ragazza di casa, ricordati che essi non dicono la verità, ma seguono una loro fatua e vana posa.

Consiglio 9. Sii lieta del tuo destino semplice, ma tranquillo. Molte ragazze lavorano tutto il giorno e lottano e sono senza una famiglia che le sostenga; altre che tu invidi perché celebri, ammirate, decantate, darebbero tutta la loro fama e il loro splendore per un'ora della tua serenità familiare. Il loro splendore tramonta presto, la tua tranquillità dura tutta la vita.

Consiglio 10. Se suoni il pianoforte, se dipingi paesaggi, conosci giochi di società, molte lingue estere e leggi libri difficili, non assillare i tuoi conoscenti. Tutte le tue qualità sono tali finché tu non le sbandieri insistentemente, e divengono difetti non appena tu dimentichi di essere discreta.


Mademoiselle

venerdì 16 marzo 2012

Dire di no

Nella vita occorre anche saper dire di no!
Sappiatelo dire con giustizia e delicatezza

Sarebbe tanto bello poter accontentare tutti, rendere felice qualcuno con un sì, vedere dei sorrisi al posto di bronci. Ma purtroppo non dipende sempre da noi dire di sì o di no, ma dalle circostanze che sono più forti del nostro desiderio.

Vi sono tre tipi di no: spesso si dice di no per toglierci dall'imbarazzo, per pigrizia, per mancanza di bontà e di solidarietà verso gli altri. E questi no sono cattivi, non dobbiamo dirli, e quando è possibile si dovrebbe dire di sì, per aiutare chi ha bisogno, per favorire chi ci chiede aiuto e consiglio. Questi no sono altrettanti peccati di pigrizia, di avarizia e di egoismo.
Ma ci sono i no che dobbiamo dire, a tutti i costi, poiché il cedere, l'essere deboli, il dire di sì, ci costa meno fatica, ma è contro il nostro dovere ed occorre più coraggio per negare piuttosto che per concedere. E poi vi sono i no obbligati, di quando vorremmo tanto poter dire "" ma non è proprio possibile.
Bisogna saper dire di no, e secondo i casi, con decisione, con dolcezza, con umiltà; dei no convincenti, che spieghino la ragione della negazione, che non offendano ingiustamente; non dei "no" caparbi, duri, che possano creare dell'astio o del dolore inutile.
Un no detto male crea un nemico.

Vi si chiede un piccolo favore che non vi costerebbe gran che, una presentazione, un foglietto, una visita. "No, non posso, non conosco quella persona, non c'è". C'è della gente che risponde di no per sistema, con una serie di bugie per non disturbarsi. E per chi vi ha chiesto il favore può essere importantissimo il vostro sì. Questi no sono cattivi e ingiustificati.
Il vostro bimbo vi chiede qualcosa. Voi che siete pronte a concedergli tutto, giustamente e ingiustamente, in quel momento avete i nervi e dite seccamente: "No". "Perché?" vi chiede il bimbo strabiliato. "Perché ho detto di no". Il bimbo rimane offeso, il senso dell'ingiustizia pesa su di lui. Non sa spiegarsi il perché, e soffre.
"Perché no": allora anche la mamma fa i capricci. E il mondo perfetto rappresentato dalla mamma e dal papà perde così il suo equilibrio.

Ciascuna ha avuto la disgrazia, o l'avrà, di incontrare nella sua vita il tipo del corteggiatore insistente, invadente, che con la sua prepotenza si impone, obbliga quasi ad accettarlo, nonostante non sia né gradito né desiderato. Gli fate capire, se vi vuole accompagnare a casa, che non volete, che non potete. Egli finge di non accorgersene. Lasciandovi sul portone di casa, poi, si invita senz'altro a venire a prendere il caffè il giorno dopo.
La cosa vi secca molto, vi mette in imbarazzo, ma come dirgli di no? Siete deboli, scambiate il concetto di educazione con quello di timidezza. Balbettate qualche scusa inconsistente, poi finite con un sorriso stentato per dire: "Va bene, vi aspetto".
Le vostre madri, le vostre amiche o le vostre coinquiline vi daranno una lavata di capo, inoltre dovrete rinunciare ad un impegno più divertente che vi avrebbe fatto passare la serata in un modo migliore. Tutto perché non siete state capaci di dire di no.
In questi casi fatevi animo, e senza scrupolo, senza finta delicatezza o gentilezza di sorta, dite: "No, non posso". Se l'altro insiste, dite pure: "No, non voglio", opponendo all'invadenza sua la vostra decisione secca e incrollabile. "No", e mentre il corteggiatore è sbaragliato, andatevene per la vostra strada.

Il vostro fidanzato non balla e non ha piacere che andiate a ballare. Voi non ci tenete particolarmente sapendo poi che è una cosa che lo contraria. Ma le vostre amiche insistono, ogni giorno, vi invitano, vi telefonano. Voi tergiversate, prendete dei mezzi impegni, dite dei forse, dei "te lo dirò con sicurezza domani", "vedrò", pensando che all'ultimo momento potrete sempre dir di no. Fate male, perché all'ultimo momento vi troverete ad essere veramente impegnate. Il gruppo è formato, voi sareste imperdonabilmente scortese mancando. Non potete far brutta figura, e finite con l'andare a ballare contro voglia, suscitando un vero e proprio bisticcio col vostro fidanzato.
In questo caso, nessuna esitazione. "No, grazie, non posso, perché il mio fidanzato non vuole", oppure, dall'altro verso, di te no al vostro ragazzo se è l'ennesima volta che vi fa saltare una serata. "No, la settimana scorsa sono rimasta con te, stasera vado a ballare con le mie amiche". E' tanto semplice.

Un'amica vi chiede un favore un po' strano. "Senti, vorrei andare in piscina a nuotare, ma la mamma non vuole. Allora dico che vengo a casa tua; se ti domanda qualcosa dille che è vero, dille di sì". A voi non costa nulla dire di sì, ma nemmeno dire di no.
Prima di tutto è un inganno, poi vi assumete delle gravi responsabilità morali. Sarà verissimo che la vostra amica debba soltanto andare in piscina, ma se andasse altrove, dicendo una bugia anche a voi? E, se pur andando in piscina, le accadesse qualcosa? Voi sareste complici e perciò colpevoli quanto e più di lei.
"No. Non faccio di queste cose. Se tua madre mi domanda qualcosa, le dirò la verità".
La vostra amica vi farà il broncio, ci rimarrà molto male, ma finirà col capire che avevate ragione. Forse così le eviterete di fare una sciocchezza e ve ne sarà grata in futuro.

A volte, tale è l'abilità di un commesso che voi per non saper dire di no, comprate un oggetto inutile, brutto o troppo costoso per i vostri mezzi.
Dite di no.
"No, grazie non mi piace". "No, grazie, non mi occorre". "No, la ringrazio, ma francamente fa schifo". E senza falsa vergogna: "Non posso, è troppo caro per me".

Vi sono dei no dolorosi a pronunciarsi. Qualcuno vi chiede del denaro. Sapete che ne ha disperato bisogno, che dandoglielo risolvereste una situazione incresciosa. Voi avete quel denaro, e vorreste darglielo. Ma avete dei doveri, degli impegni importantissimi: privandovi di quel denaro creereste a voi o alla vostra famiglia dei guai. Siete combattute. Ma non potete dare via quel denaro. Dire di no vi fa male, temete di passare per avare o per spietate.
Non inventatevi scuse meschine, ma dite sempre la verità, con bontà umile, e sarete credute. Anche se non avrete potuto far nulla, la persona che avrà dovuto subire il vostro rifiuto potrebbe comprendervi, poiché avrà sentito in voi il desiderio ma anche l'impossibilità di fare quanto chiedeva.

Che pena dire di no ad un malato che soffre.
Eppure diteglielo, parlandogli della sua salute, facendogli capire che è per il suo bene.
Penoso è dir di no ai bimbi. Talvolta è necessario o per un principio di educazione o perché veramente non è nel nostro potere di accontentarli. Dite di no cercando di spiegar loro il perché, ma se il problema è superiore alle loro menti di fanciulli, allora dite di no distraendoli, consolandoli con altre cose.

Dire di no è un'arte psicologica. Bisogna saperlo dire in modo diverso per ogni caso che si presenta. In ogni caso però bisogna dire di no con volontà e con giustizia, non secondo il capriccio del momento. Un no e un sì possono decidere persino di una vita intera. La cosa più nociva è l'accomodamento, il sì che lascia perplessi, dubbiosi e non risolve mai nulla.

Per sapere e poter dire coscienziosamente di no agli altri, bisogna cominciare col saperlo dire a noi stessi. Con noi stessi siamo spesso troppo indulgenti e transigenti. Stiamo per compiere qualcosa che ci attira, ma che non è del tutto bello? Diciamoci fermamente: "No, non lo faccio", e il nostro no valga come un'imposizione assoluta impartita da un superiore. Prendiamo una decisione, poi abbiamo delle debolezze, dei ritorni. Diciamoci fermamente: "No, non devo". Abbiamo promesso di tacere, di custodire un segreto E siamo lì lì per parlare. Il nostro no tassativo, sia come una mano di ferro posata sulla nostra volontà.

Quando sapremo non cedere con noi stessi, potremo allora essere serenamente inflessibili anche con gli altri.


Mademoiselle

martedì 26 luglio 2011

Le faccende domestiche e la felicità famigliare

Ieri mattina, verso le undici, mi trovavo fuori con Anna allorché dalla sua scarpina saltò via un bottone. Visto che eravamo a due passi dalla casa di Andrea, il mio amico fidanzatosi da poco, pensammo di salire a chiedergli un ago e una gugliata di cotone. Andrea si trovava nella condizione di essere disoccupato e quindi sempre a casa, mentre Sofia, un'angelo di ragazza, per sua fortuna aveva un lavoro che la teneva impegnata per gran parte della giornata. Inevitabilmente, dunque, le faccende domestiche toccavano tutte a lui.
Dopo aver suonato inutilmente il campanello, entrammo in anticamera; e, guidate dalla voce di Andrea che ci chiamava, entrammo nella sua camera da letto che era ancora tutta all'aria. Il ragazzo stava arrampicato sul davanzale della finestra, discinto e scalzo, ed era intento a lavare i vetri.
Egli si affrettò a discendere, e mentre io attaccavo il bottone alla scarpetta di Anna, mi disse sospirando:
"Oh, quanto mi dà da fare questa casa! Quand'ero single non disfacevo il mio letto, e adesso, invece, non trovo quasi il tempo di lavarmi!".
Se Andrea sperava di sentirsi rivolgere molti complimenti sulla sua trasformazione, si sbagliava davvero.
"Sai, caro," gli dissi, "io, quando non avevo ancora bambini, alle undici avevo già la casa in ordine e la colazione ben avviata; e se scendevo a far provviste prendevo una borsa che potesse fare una discreta figura anche lungo il Corso. Perché devi sapere che trovavo quasi sempre il tempo di fare la mia passeggiata e di dare un'occhiata alle vetrine. Così a mezzogiorno avevo un bel colorito, ero allegra e piena di appetito e se mio marito tornava di cattivo umore dall'ufficio, riuscivo facilmente a farlo ridere con il contagio del mio buon umore".
"Ma come potevi sbrigare così presto le faccende di casa?" mi chiese Andrea stupito. "Io mi alzo alle sette e non sto un momento fermo; eppure nel pomeriggio ho ancora da fare. I tappeti, i materassi, le portine, le maniglie, i vetri, i pavimenti! Ormai me li sogno anche di notte".
"Non bisogna scambiare la pulizia con 'mania della pulizia'", risposi piuttosto severamente. "In una casa di fidanzatini nuova nuova, che bisogno c'è di trasportare ogni giorni i mobili in mezzo alle stanze? E di battere tappeti e materassi come se si volesse assolutamente distruggerli? Non pensi che facendo ciò tu disperdi con troppa spensieratezza delle energie preziose? Senza contare che la tua fidanzata può divenire da un giorno all'altro la portatrice di un'altra vita, e si ritroverebbe sempre a casa in maternità, ma non certo nelle condizioni di poterti aiutare ad arrampicarsi sui davanzali o sfiancarsi sullo spazzettone dei pavimenti. Quindi devi abituarti a fare queste attività al meglio e nel minor tempo possibile".
"Ma devo dunque lasciare la casa sporca?" ribatté Andrea imbronciato.
"Niente affatto, caro. Basterà che tu pulisca 'di fino' una stanza alla settimana, e che per spolverare i vetri, le portine, le pareti ad olio del bagno e perfino le tappezzerie, ti serva di una vecchia scopa imbottita di stracci e quindi ricoperta da uno bello strofinaccio pulito. Un sistema pratico e svelto, che ti permetterà nello stesso tempo di tenere sempre i piedi a terra. E ricorda anche di usare dei guanti quando lustri le scarpe e gli ottoni o quando sbucci le patate; una volta avevi delle manine deliziose, ed ora...!".
"Già, anche Sofia me lo dice. Una bella egoista, però!"
"Oh, no, caro. Ella ha il diritto di vederti carino e lindo quando rientra a casa. Sta con te perché eri grazioso, intelligente e brioso, e se tu sei fiero di dimostrargli che sei anche un bravo casalingo, non devi però derubarla di quelle altre doti, non meno importanti, che la avevano attirata a te".
"Già. Sofia si lamenta perché io sfaccendo sempre, e quando le dico che sono stanco ha quasi l'aria seccata. La domenica, poi, quando lei è a casa, sono continue discussioni. Però finisce sempre col prendere anche lei uno strofinaccio ed aiutarmi, perché in fondo si vive insieme".
"E questo ti par giusto, Andrea? La domenica tu devi invece ridurre al minimo indispensabile le faccende, per far sì che la tua ragazza possa veramente riposare il suo corpo e il suo spirito. Le ore passano veloci, mio caro, queste belle ore della vostra vita che non sono ancora cariche di responsabilità e che vi offrono doni preziosi. Tutti abbiamo bisogno di qualche pausa per accorgerci che la vita è bella. La lotta contro la polvere sarà sempre un'impresa disperata se tu ti munirai a bella posta di una lente di ingradimento; ma la gioia di una passeggiata, la contemplazione di una cesta di fiori all'angolo di una strada, mezz'ora trascorsa vicino alla tua ragazza sognando l'avvenire, sono invece dolcissime realtà alla portata di tutti, che conservano le persone non soltanto giovani e belle, ma anche buone".
"Forse hai ragione, Michela..."
"Certo che ho ragione! Le casalinghe più pedanti, quelle che non riescono mai a trovare una domestica che le soddisfi, sono spesso anche le più bisbetiche, perché sono inacidite dalla stanchezza. E' facile che esse critichino le sposine che trovano il tempo di lavarsi i capelli tutte le settimane, che ossessionino il marito con le loro lamentele, in modo che egli, poveretto, finisce col sentirsi sempre colpevole di farle troppo lavorare, e che siano nervose e brusche perfino con i loro figli. Io ammiro le donne attive e diligenti, mio caro Andrea, ma la vista di una giovane che sta al balcone a godersi il sole col suo figlioletto in collo, mi pare sempre uno spettacolo deliziosamente ottimista! E se anche i vetri delle finestre non brillassero come diamanti, sarei certa che il suo cuore è sereno, fiducioso e indulgente; e che quando il marito deporrà sulla soglia di casa il peso della sua giornata di lavoro, troverà in quel cuore il placido giardino che ogni uomo ha sognato per il suo riposo, e che ha più gran valore di un pavimento lucido come quello dei musei, dove le statue, attonite, riflettono i loro gelidi gesti sempre uguali, e paiono attendere invano una ventata primaverile che li impolveri un poco ma dia loro il dono della vita".


Mademoiselle