sabato 14 aprile 2012

Domani sarà di moda...

I tessuti più vari si vedranno nelle nuove collezioni: stoffe già pieghettate appositamente, perché i disegni formino nella confezione, righe alternate tessuti tipo cachemire, stoffe a pastiglie messe a righe trasversali o longitudinali, già distribuite per lo sprone, le maniche, la cintura; tessuti uniti con grandi bordi fantasia, tra i più originali, come giochi dell'oca, foglietti di calendario, giardini zoologici, ecc; sete, lane e lino saranno i tessuti predominanti.

Si portano le mantelle in tutte le fogge e dimensioni. Vedremo mantelline brevi, trasparenti, in tinta con l'abito o contrastanti, oppure lunghe mantelle militaresche a doppio rovescio. Altre mantelline saranno a doppio uso: da portarsi sulle spalle, o da mettersi in vita come sopra-gonna aperta o grembiulino.

I colori dominanti: lilla, bianco, nero blu, vinaccia. Le righe sono le più di moda. Vedremo soprabiti a righe a biti uniti, e viceversa.

Praticissimo il tre pezzi: abito a giacca e giacchettone supplementare. Se sapete alternare gli elementi del tre-pezzi potete figurare di avere diversi vestiti con lo stesso vestito.

Le gonne si rialzano di vita, formando sul davanti una specie di bustina rigida che arriva sino al petto.

Le gonne ricche sono il motivo dominante della primavera. Però la moda lo cambia un poco, tenendo teso il telo dietro, e molto ampio quello davanti.

Velette, velette, velette, Colorate, a pastigliette, larghe, fitte, lunghe, corte, ad aureola, ricadenti lungo le spalle. Si usano e si mettono in tutti i modi: a sottogola, sul capo, a mezzo viso, con gli occhi scoperti e la bocca fasciata alla turca.

Molti bottoni negli abiti e nelle camicette. Poche cinture. Le giacche sono lunghe, aderenti, abbottonate, ma senza cintura.

Il lino con guarnizione di pizzo da biancheria è molto usato per camicettine da abito a giacca. E' molto fresco, si lava bene e dura molto. Ha il difetto di spiegazzarsi facilmente.

Per sera si fanno degli abiti semplicissimi in tela franca, in piccato, in lino impunturato. Molto freschi e giovanili, ma francamente troppo poveri e sguarniti. L'abito da sera deve essere ricco di tessuto o di fogge; anche se di linee sobrie deve avere qualcosa che giustifica il suo motivo da parata.

Ho visto un abito da cerimonia con la crinolina. I ritorni ai tempi e alle fogge antiche si fanno sempre più frequenti, e queste evidenti esagerazioni ne sono il segno.

Ritornano gli scialletti in pizzo, velo, laminato, ricchissimi di tessuto, ma di foggia umile e disadorna come quelli delle nonnine povere.


Betta

venerdì 30 marzo 2012

Consigli alla donna di famiglia

Consiglio 1. Poiché stai in casa e altri lavorano per te, non disistimare o non crederti superiore alle ragazze che lavorano.

Consiglio 2. Riempi la tua vita assolvendo i tuoi compiti domestici senza annoiarti mai. Essi formano il tuo lavoro, lo scopo delle tue giornate.

Consiglio 3. Poiché la tua professione risponde alla voce "casalinga" rimani in casa qualche volta, riordinala, sappi cucinare un buon pranzo, rammendare, cucire, stirare. Non crederti originale dichiarando: "Io non so cuocere nemmeno un uovo".

Consiglio 4. Ricordati che in società non devi solo parlare di moda. Vi sono cento altri argomenti diversi, dalla casa al libro che ti devono interessare.

Consiglio 5. Il tuo sogno è di sposarti e di formarti una famiglia. Non dire, tanto per darti un tono, che non pensi neppure al marito.

Consiglio 6. Preparati con equilibrio e ponderatezza a diventare sposa e madre.

Consiglio 7. Quando vuoi imitare qualcuno, non imitare la diva del cinema, la vincitrice del talent show, la donna che ha battuto il primato di velocità nelle corse automobilistiche. Imita tua madre.

Consiglio 8. Quando una sciocca o uno sciocco ti trovano insipida perché non sei che una ragazza di casa, ricordati che essi non dicono la verità, ma seguono una loro fatua e vana posa.

Consiglio 9. Sii lieta del tuo destino semplice, ma tranquillo. Molte ragazze lavorano tutto il giorno e lottano e sono senza una famiglia che le sostenga; altre che tu invidi perché celebri, ammirate, decantate, darebbero tutta la loro fama e il loro splendore per un'ora della tua serenità familiare. Il loro splendore tramonta presto, la tua tranquillità dura tutta la vita.

Consiglio 10. Se suoni il pianoforte, se dipingi paesaggi, conosci giochi di società, molte lingue estere e leggi libri difficili, non assillare i tuoi conoscenti. Tutte le tue qualità sono tali finché tu non le sbandieri insistentemente, e divengono difetti non appena tu dimentichi di essere discreta.


Mademoiselle

venerdì 16 marzo 2012

Dire di no

Nella vita occorre anche saper dire di no!
Sappiatelo dire con giustizia e delicatezza

Sarebbe tanto bello poter accontentare tutti, rendere felice qualcuno con un sì, vedere dei sorrisi al posto di bronci. Ma purtroppo non dipende sempre da noi dire di sì o di no, ma dalle circostanze che sono più forti del nostro desiderio.

Vi sono tre tipi di no: spesso si dice di no per toglierci dall'imbarazzo, per pigrizia, per mancanza di bontà e di solidarietà verso gli altri. E questi no sono cattivi, non dobbiamo dirli, e quando è possibile si dovrebbe dire di sì, per aiutare chi ha bisogno, per favorire chi ci chiede aiuto e consiglio. Questi no sono altrettanti peccati di pigrizia, di avarizia e di egoismo.
Ma ci sono i no che dobbiamo dire, a tutti i costi, poiché il cedere, l'essere deboli, il dire di sì, ci costa meno fatica, ma è contro il nostro dovere ed occorre più coraggio per negare piuttosto che per concedere. E poi vi sono i no obbligati, di quando vorremmo tanto poter dire "" ma non è proprio possibile.
Bisogna saper dire di no, e secondo i casi, con decisione, con dolcezza, con umiltà; dei no convincenti, che spieghino la ragione della negazione, che non offendano ingiustamente; non dei "no" caparbi, duri, che possano creare dell'astio o del dolore inutile.
Un no detto male crea un nemico.

Vi si chiede un piccolo favore che non vi costerebbe gran che, una presentazione, un foglietto, una visita. "No, non posso, non conosco quella persona, non c'è". C'è della gente che risponde di no per sistema, con una serie di bugie per non disturbarsi. E per chi vi ha chiesto il favore può essere importantissimo il vostro sì. Questi no sono cattivi e ingiustificati.
Il vostro bimbo vi chiede qualcosa. Voi che siete pronte a concedergli tutto, giustamente e ingiustamente, in quel momento avete i nervi e dite seccamente: "No". "Perché?" vi chiede il bimbo strabiliato. "Perché ho detto di no". Il bimbo rimane offeso, il senso dell'ingiustizia pesa su di lui. Non sa spiegarsi il perché, e soffre.
"Perché no": allora anche la mamma fa i capricci. E il mondo perfetto rappresentato dalla mamma e dal papà perde così il suo equilibrio.

Ciascuna ha avuto la disgrazia, o l'avrà, di incontrare nella sua vita il tipo del corteggiatore insistente, invadente, che con la sua prepotenza si impone, obbliga quasi ad accettarlo, nonostante non sia né gradito né desiderato. Gli fate capire, se vi vuole accompagnare a casa, che non volete, che non potete. Egli finge di non accorgersene. Lasciandovi sul portone di casa, poi, si invita senz'altro a venire a prendere il caffè il giorno dopo.
La cosa vi secca molto, vi mette in imbarazzo, ma come dirgli di no? Siete deboli, scambiate il concetto di educazione con quello di timidezza. Balbettate qualche scusa inconsistente, poi finite con un sorriso stentato per dire: "Va bene, vi aspetto".
Le vostre madri, le vostre amiche o le vostre coinquiline vi daranno una lavata di capo, inoltre dovrete rinunciare ad un impegno più divertente che vi avrebbe fatto passare la serata in un modo migliore. Tutto perché non siete state capaci di dire di no.
In questi casi fatevi animo, e senza scrupolo, senza finta delicatezza o gentilezza di sorta, dite: "No, non posso". Se l'altro insiste, dite pure: "No, non voglio", opponendo all'invadenza sua la vostra decisione secca e incrollabile. "No", e mentre il corteggiatore è sbaragliato, andatevene per la vostra strada.

Il vostro fidanzato non balla e non ha piacere che andiate a ballare. Voi non ci tenete particolarmente sapendo poi che è una cosa che lo contraria. Ma le vostre amiche insistono, ogni giorno, vi invitano, vi telefonano. Voi tergiversate, prendete dei mezzi impegni, dite dei forse, dei "te lo dirò con sicurezza domani", "vedrò", pensando che all'ultimo momento potrete sempre dir di no. Fate male, perché all'ultimo momento vi troverete ad essere veramente impegnate. Il gruppo è formato, voi sareste imperdonabilmente scortese mancando. Non potete far brutta figura, e finite con l'andare a ballare contro voglia, suscitando un vero e proprio bisticcio col vostro fidanzato.
In questo caso, nessuna esitazione. "No, grazie, non posso, perché il mio fidanzato non vuole", oppure, dall'altro verso, di te no al vostro ragazzo se è l'ennesima volta che vi fa saltare una serata. "No, la settimana scorsa sono rimasta con te, stasera vado a ballare con le mie amiche". E' tanto semplice.

Un'amica vi chiede un favore un po' strano. "Senti, vorrei andare in piscina a nuotare, ma la mamma non vuole. Allora dico che vengo a casa tua; se ti domanda qualcosa dille che è vero, dille di sì". A voi non costa nulla dire di sì, ma nemmeno dire di no.
Prima di tutto è un inganno, poi vi assumete delle gravi responsabilità morali. Sarà verissimo che la vostra amica debba soltanto andare in piscina, ma se andasse altrove, dicendo una bugia anche a voi? E, se pur andando in piscina, le accadesse qualcosa? Voi sareste complici e perciò colpevoli quanto e più di lei.
"No. Non faccio di queste cose. Se tua madre mi domanda qualcosa, le dirò la verità".
La vostra amica vi farà il broncio, ci rimarrà molto male, ma finirà col capire che avevate ragione. Forse così le eviterete di fare una sciocchezza e ve ne sarà grata in futuro.

A volte, tale è l'abilità di un commesso che voi per non saper dire di no, comprate un oggetto inutile, brutto o troppo costoso per i vostri mezzi.
Dite di no.
"No, grazie non mi piace". "No, grazie, non mi occorre". "No, la ringrazio, ma francamente fa schifo". E senza falsa vergogna: "Non posso, è troppo caro per me".

Vi sono dei no dolorosi a pronunciarsi. Qualcuno vi chiede del denaro. Sapete che ne ha disperato bisogno, che dandoglielo risolvereste una situazione incresciosa. Voi avete quel denaro, e vorreste darglielo. Ma avete dei doveri, degli impegni importantissimi: privandovi di quel denaro creereste a voi o alla vostra famiglia dei guai. Siete combattute. Ma non potete dare via quel denaro. Dire di no vi fa male, temete di passare per avare o per spietate.
Non inventatevi scuse meschine, ma dite sempre la verità, con bontà umile, e sarete credute. Anche se non avrete potuto far nulla, la persona che avrà dovuto subire il vostro rifiuto potrebbe comprendervi, poiché avrà sentito in voi il desiderio ma anche l'impossibilità di fare quanto chiedeva.

Che pena dire di no ad un malato che soffre.
Eppure diteglielo, parlandogli della sua salute, facendogli capire che è per il suo bene.
Penoso è dir di no ai bimbi. Talvolta è necessario o per un principio di educazione o perché veramente non è nel nostro potere di accontentarli. Dite di no cercando di spiegar loro il perché, ma se il problema è superiore alle loro menti di fanciulli, allora dite di no distraendoli, consolandoli con altre cose.

Dire di no è un'arte psicologica. Bisogna saperlo dire in modo diverso per ogni caso che si presenta. In ogni caso però bisogna dire di no con volontà e con giustizia, non secondo il capriccio del momento. Un no e un sì possono decidere persino di una vita intera. La cosa più nociva è l'accomodamento, il sì che lascia perplessi, dubbiosi e non risolve mai nulla.

Per sapere e poter dire coscienziosamente di no agli altri, bisogna cominciare col saperlo dire a noi stessi. Con noi stessi siamo spesso troppo indulgenti e transigenti. Stiamo per compiere qualcosa che ci attira, ma che non è del tutto bello? Diciamoci fermamente: "No, non lo faccio", e il nostro no valga come un'imposizione assoluta impartita da un superiore. Prendiamo una decisione, poi abbiamo delle debolezze, dei ritorni. Diciamoci fermamente: "No, non devo". Abbiamo promesso di tacere, di custodire un segreto E siamo lì lì per parlare. Il nostro no tassativo, sia come una mano di ferro posata sulla nostra volontà.

Quando sapremo non cedere con noi stessi, potremo allora essere serenamente inflessibili anche con gli altri.


Mademoiselle

venerdì 9 dicembre 2011

Tanto di cappello

Idee per la testa. Per nascondersi come una star. Oppure per farsi notare. A volte fin troppo.

Le star li usano da sempre per uscire "in incognito", poiché il viso con un berrettino e un paio di grandi occhiali scuri quasi scompare. Quest'anno però sarà anche il compagno dell'inverno delle donne comuni, con l'obiettivo opposto: farsi notare. Perché quest'accessorio così particolare ed elegante (un tempo una donna "chic" non usciva mai di casa senza cappello) ha una doppia anima. Da un lato può coprire e nascondere i lineamenti del volto, complice di un rassicurante anonimato, dall'altro, invece, attira l'attenzione, specialmente quando è stravagante, grande e/o colorato.

Bello e raffinato quando è scelto bene, il cappello non è però sempre facilissimo da portare. Per la nuova stagione gli stilisti lo hanno proposto in moltissime versioni, molto più di quanto sia successo negli ultimi anni. Berretti, cloche, cappelli da uomo, perfino tube e copricapo da aviatore. Sulle eteree modelle delle sfilate si è visto di tutto. Ad ognuna il compito di scegliere la cornice giusta per sé: un cappello che inevitabilmente diventerà protagonista, anche eccentrico, ma che valorizzi, senza essere troppo ingombrante.

Sport, da diva, shock? Quel che è certo è che quest'anno vi è piena licenza di giocare con i cappelli. I modelli più recenti sembrano pensati per viaggiare con la fantasia nel tempo e nello spazio. Ecco perché si può scegliere un berrettino sportivo, molto contemporaneo e poco impegnativo ma anche una tuba, importante e decisamente "shock", che fa pensare al Dracula di Francis Ford Coppola. I Borsalino maschili più di moda sembrano rubati al guardaroba delle dive (e dei divi) degli anni '40 e lanciano una sfida sottile: essere femminilissime e nello stesso tempo androgine. Quelli più grandi devono essere scelti solo se non sfalsano le proporzioni della figura con un curioso effetto "fungo". I più strani, da contadinella, in lana, da cowboy, a tesa larghissima, si abbinano a look altrettanto particolari: su un abbigliamento più "normale" il contrasto diventa stridente.

Il più amato in questo momento è senza dubbio il cappello da umo tipo Borsalino, in panno e in colori austeri beige, marrone, nero. Per contrasto sta bene a chi ha un viso dolce, delicato. Per chi ha lineamenti più marcati e decisi è maggiormente adatta la cloche o il berrettino di lana, morbido sulla testa. Anche le coppole e i berretti da monella sono riservati a visi piccoli e giovani. Quelli da tennista con visiera che spesso sfoggiano le starlette televisive stanno bene solo con un look davvero semplice e sportivo.


Simonetta

lunedì 28 novembre 2011

Le prime rughe

Cosmetici per giovani donne.
Quando non è ancora il momento per un prodotto anti-età,
ma il trattamento basic non basta più.

Anche la pelle giovane ha bisogno di prodotti specifici di trattamento, mirati per le sue esigenze: idratare, annullare l'effetto nocivo dei radicali liberi e rigenerare. Tutto questo in cosmetici adeguati alla ricettività della pelle a partire dai 25 anni, da utilizzare però con la stessa costanza e serietà di chi, invece di prevenire, deve correggere. Il passaggio dalla prevenzione alla correzione può essere in questo modo posticipato e così anche la comparsa dei segni sulla pelle e della perdita di tono.

L'operazione di pulizia è il primo passo verso un'efficace prevenzione dei segni del tempo. Libera da impurità e libera di respirare, la pelle si rinnova più facilmente, produce tutto ciò che le serve per mantenersi soda, turgida e senza rughe. La mattina la detersione serve per rimuovere il sebo che si forma naturalmente la notte, La sera è necessario rimuovere il trucco oppure lo smog e tutto ciò che si è accumulato durante la giornata. Più si mantiene pulita la pelle, migliore è il suo equilibrio. I prodotti specifici sono molto delicati, capaci di adempiere al loro compito senza disidratare. Possono essere utilizzati con ogni tipo di pelle.

Periodicamente è necessario trattare la pelle con un prodotto capace di stimolare il rinnovamento cellulare. L'obiettivo è rimuovere le cellule morte dallo strato corneo: la pelle più fresca e levigata è più ricettiva nei confronti dei prodotti applicati subito dopo. In più, l'epidermide, stimolata e aiutata a rinnovarsi, conserva più a lungo la sua energia e la freschezza.

L'esfoliazione, che può essere chimica (con un prodotto che favorisce il distacco delle cellule morte grazie alla presenza di acidi delicati) o meccanica (eseguita con emulsioni o gel ce contengono piccoli granuli che massaggiati sulla pelle portano via cellule morte e impurità) deve essere eseguita una volta alla settimana dopo la detersione, la mattina o la sera. Se la pelle è particolarmente incline ad accumulare impurità può essere effettuata anche due volte alla settimana. La scelta tra l'esfoliante di un tipo o di un altro va a gusto, soprattutto se la propria pelle è normale.

Oggi ci sono cosmetici studiati proprio per le esigenze delle pelli alle prese con l'importante fase di prevenzione oppure per contrastare efficacemente le prime rughe e i primi segni di perdita dell'elasticità.
Questi prodotti, con i loro principi attivi studiati per le esigenze delle giovani donne, mantengono la pelle energica e vitale, fresca e compatta, fanno sì che gli strati cutanei anche più profondi ricevano la giusta dose di idratazione e la conservino, costituiscono una valida protezione contro i radicali liberi e lo smog. Dalle texture leggere, oppure in gel per meglio adattarsi alle pelli grasse, sono piacevoli da applicare e diventano presto un gesto gradevole, di rispetto per il proprio corpo.
Il trattamento quotidiano deve prevedere anche un prodotto per il contorno occhi capace di prevenire occhiaie, borse e piccole rughe. La crema e il contorno occhi devono essere applicati mattina e sera, dopo la detersione ed eventualmente l'esfoliazione o il siero antiossidante.

Per una pulizia extra del viso, Collistar propone Gel Esfoliante Multivitaminico, uno scrub appositamente studiato per le pelle giovani normali e secche. Da usare una o due volte alla settimana (profumeria, 23€). Per rinnovare e illuminare la pelle in cinque minuti c'è Turnaroud Instant Facial maschera di Clinique.Un prodotto capace di promuovere un'esfoliazione chimica e fisica. Da usare due o tre volte alla settimana (profumeria, 56€).

All'avanguardia, per mantenere la pelle giovane più a lungo possibile, è il Sistema di Cura per la Pelle in 3 Fasi di Clinique. Un trattamento quotidiano da usare mattina e sera con tre semplici gesti: pulizia, esfoliazione e idratazione. Per ciascuna di queste fasi Clinique propone più di una soluzione per poter personalizzare il programma il più possibile: così un tris di prodotti sarà diverso da persona a persona e può cambiare anche per la stessa persona da stagione a stagione. Uno speciale computer nelle profumerie concessionarie Clinique aiuterà nella scelta dei prodotti della famiglia "3 Fasi" (profumeria, a partire da 17€).

Un capitolo particolare per la prevenzione dell'invecchiamento cutaneo deve essere dedicato ai prodotti antiossidanti. Spesso in sieri concentrati, hanno un'elevata efficacia soprattutto nel prevenire e contrastare i danni dovuti a fattori esterni come raggi UV, inquinamento, stress e fumo.
Il plus, ideale per prevenire l'invecchiamento della pelle, è una rivoluzionaria combinazione di antiossidanti: il siero C E Ferulic di SkinCeuticals raddoppia le difese antiossidanti naturali della pelle contro i danni ambientali. L'uso costante del siero è fondamentale anche per le giovani donne, per la prevenzione della comparsa dei segni dell'invecchiamento crono e foto-indotto (rughe e rughette, colorito non omogeneo, rilassamento cutaneo) e per la riduzione di segni già visibili.
In più stimola la sintesi di collagene a favore di una maggiore compattezza della pelle. Si applica tutti i giorni dopo la detersione e prima della crema da giorno (farmacia e Medi Spa, 135€). Per Natale, SkinCeuticals per la campagna "Prevent the future, correct the past" ha creato un cofanetto che contiene tre prodotti (il detergente Gentle Cleanser, il rinnovatore idratante Retexturing Activator e C E Ferulic) al prezzo vantaggioso di 207€.

Per giocare d'anticipo sulle rughe e sugli altri segni del tempo Collistar ha messo a punto un programma completo: Speciale Prime Rughe. Tre i principi attivi protagonisti del trattamento: l'Oligopeptide 20, antirughe e stimolatore di energia, Estratto di Litchis dalle proprietà protettive, rigeneranti e illuminanti e il Trealosio che salvaguarda integrità cellulare cutanea e assicurare un'intensa idratazione.
La linea completa contiene una Mousse Detergente Illuminante, la crema giorno Energia+Luminosità e il Siero-gel Contorno Occhi anti-borse e anti-occhiaie (profumeria, speciale lancio a partire da 16€).


Simonetta

mercoledì 26 ottobre 2011

Aver sbagliato

Può darsi, ma è molto più raro di quello che si crede, che voi vi siate sbagliate. Che egli non sia - e ne avete le certissime prove - ciò che voi pensavate, ciò che voi desideravate. Può darsi che tra voi e lui un vero affetto sia impossibile perché i vostri caratteri, nonostante ogni vostra arrendevolezza, non riescono a convivere. In questo caso voi siete prese da due dubbi. Il dubbio di non aver la forza di liberarsi di questo errore, di tagliar corto ad un incontro sbagliato. E il dubbio di sbagliare ancora, cioè, di credere di sbagliare quando forse - sperate - è ancora possibile un'unione, un'accordo, una scappatoia.

Riflettete un momento. Non lasciatevi prendere la mano né dagli entusiasmi, né dalle depressioni momentanee. Un momento egli vi appare talmente lontano, che voi siete certe di aver sbagliato, siete certe che non è lui l'uomo che attendevate. Ma un altro momento, per un sorriso, per una frase buona, voi tornate a sperare, a credere in lui. Fatevi forza, e nonostante i vostri sentimenti, osservatelo obiettivamente, freddamente, cercate di capirlo bene, al di là della frase buona o della frase cattiva, perché da questo esame dipende la vostra ed anche la sua serenità. Vi auguriamo che questo esame vi porti a concludere che non vi eravate sbagliate e che solo una serie di passeggeri malintesi vi hanno fatto credere che egli non fosse per voi. Ma se sfortunatamente doveste concludere di no, che egli non è fatto veramente per voi, allora non abbiate più dubbi, e agite.

Agite naturalmente con delicatezza, ma anche con ferma volontà di troncare le cose. Qualunque infingimento, qualunque debolezza, sono dannosi a voi e a lui. Siate chiara e sincera: spiegategli apertamente ciò che pensate e la necessità di lasciarvi. Non v'è bisogno di drammatizzare, perché si tratta di un discorso che più sarà naturale, più sarà convincente. Se egli non si convince subito, se egli tende ad irritarsi, a credere che voi non siate sincera, che possiate avere un altro affetto, non discutete con lui, lasciate pure per il momento cadere la questione, ma dimostrategli con tutto il vostro atteggiamento di essere irremovibile nella vostra decisione, pur senza offenderlo. Anzi, facendogli comprendere che siete la prima voi ad essere sinceramente addolorata dell'accaduto.

Può darsi invece che egli accetti subito il nuovo fatto, e vi dia ragione, ma poi, con preghiere, con insistenze - e questo perché preso di voi - voglia far continuare una relazione che non ha nessun motivo di esistere perché non è legata da vero affetto. Non dovete cedere alle sue insistenze, alle sue preghiere: se egli non è per voi, non è per voi neppure se vi dimostra un attaccamento del resto abbastanza discutibile. Siate forte. Non c'è cosa peggiore che trascinare per debolezza o per pietà una relazione che non ha le sue basi sul bene sincero.

Poi, quando siete rimasta sola, dovete ricostruirvi il vostro avvenire, con più prudenza, per non sbagliare un'altra volta. Certo, è facile dire queste parole; è meno facile realizzarle. Specialmente quando si è già un po' abbattute per la delusione che ci ha colpito, non abbiamo troppa voglia di riprendere subito la nostra vita che questo fatto ha interrotto. Ma invece, è proprio così che bisogna fare: anche se costa uno sforzo, anche se al principio il compito ci sembra troppo gravoso. Poi la vita riprenderà e vi aiuterà ad incontrare il vostro vero compagno.


Mademoiselle

martedì 27 settembre 2011

Parlando di cinema: come dicono "ti amo"

La cosa più importante per un'attore e per un'attrice è saper dire convenientemente la fatidica frase: "Ti amo" senza aver l'aria di una tinca asmatica. Alla fine o al principio di un film, non c'è santi, bisogna dirlo, e qui vi voglio. L'artista si riconosce proprio da questa frase che è per l'attore come il Teorema di Pitagora per lo studente di terza ginnasiale. Però una volta imparato non si dimentica più. La regina, anzi quasi l'inventrice di questa parola, fu Lida Borelli: si scioglieva i capelli, i quali avevano il secondo fine di scopare accuratamente il pavimento, si apriva in maniera preoccupante le vesti sul seno, muoveva qualche passo felino in direzione diagonale, poi sveniva tra le braccia del suo antagonista.
La gran frase era detta. Francesca Bertini aveva altri metodi. Si ammaccava gli occhi di nero cupo, inseriva all'angolo delle sue labbra piene di perfidia un bocchino lungo svariati chilometri, dilatava le narici a più riprese, e aveva un ghigno crudele prima di decidere se era il caso che morisse lei o il suo socio. Un brivido gelato percorreva la schiena di tutti gli spettatori. E il gioco era fatto. Ma, inventato il cinema sonoro, questi mezzi divennero insufficienti e bisognò sostituirli con le parole "ti amo".
Gli americani, dopo vari tentativi, trovarono migliore il sistema di spiegarsi con un esempio, e fu così inventato il bacio a lungo metraggio. De Sica provò anche lui a dire la classica frase: "Ti amo", ma tanto è semplice nella vita, quanto è complicata sullo schermo. Allora invece di dirla la cantò. Era più efficace. Dette su un ritmo di valzer o di fox, queste parole diventarono addirittura elettrizzanti.
Antonio Gandusio era specialista in dichiarazioni. Fissava la preda, si schiariva la voce, e: "Eh eh, che bella donnina, volevo dirvi, coso, che, coso, io vi, insomma, io vi amo. Eh eh". E Armando Falconi? Semplicissimo. Aveva un linguaggio cifrato, un segno convenzionale delle sopracciglia. Umberto Melnati era vittima della sua indecisione. Aspettava, tergiversava, e non arrivava mai in tempo a dirlo. Assia Noris scuoteva i riccioli, metteva il gran pavese al suo viso, imbandierandolo a festa con un sorriso smagliante che provocava il corto circuito agli occhi, i quali si incendiavano di brio. "Ti amo", diceva, o lo lasciava eloquentemente intendere. Doris Duranti aveva gli amori tristi, riflessivi. Il suo volto si incupiva, i suoi capelli si facevano più scuri, gli occhi più fondi. E... care amiche, resistete se potete ad una dichiarazione fatta a questo modo da una ragazza di quel calibro. Nazari lo diceva tra l'indaffarato e lo sportivo, come il corridore al microfono dice: "Sono contento di essere arrivato primo". Alida Valli lo diceva "alla scolaretta", Maria Denis alla "scanzonata". Isa Pola col "pathos", Macario rialzando i pomelli e le sopracciglia. Appuntava un dito al petto dell'indiziata: "Sampete cosa mi campita? Ma va là, lo sampete benissimo. Beh, si va, si va, a fare una passengiata insieme?". Ognuno a modo suo, nei romanzi d'amore offerti al pubblico. Ma per quelli privati? Sono tutti d'accordo nel raccontare che a furia di dire "ti amo" per finzione, hanno dimenticato come si fa a dirlo sul serio. Sarà vero? Essi di certo mentono.


A. M. T.

martedì 2 agosto 2011

La moda di oggi vi offre...

...per la mattina e lo sporto sempre più si affermano le camicette, di tipo maschile e classico. Spesso la spalla è tagliata nello sprone con motivi di guarnizione. Le pieghine, le applicazioni, i monogrammi rendono meno monotone queste camicette rispetto ai tristi modelli maschili. Molte camicette eleganti, di crespo leggero, di mussola, di batista, di lino, hanno una linea più complicata, sproni lavorati, che danno un aspetto più importante. Le pieghine, le arricciature, i ricami sono anche molto usati per arricchirle. Le maniche seguono la linea del braccio, oppure si arrestano al di sopra del gomito.

...dai costumi da bagno si passa a quelli da sole; pagliaccetti allegri e giovanili, calzoncini corti e camicette, oppure tute comode e pratiche. Piccole giacche con calzoni lunghi di tela, di flanella, in tinte che stacchino dalla giacca. Infinite qualità di canape, di cotone, di raion e di seta offrono il loro contributo in tutte le tinte, e in tutti i disegni, a righe a fiori, a disegni vari. Zeppe colorate e non troppo alte, comode, pratiche e rispondenti alla nuova moda completano l'abbigliamento delle villeggianti.

...la sobrietà che l'attuale momento consiglia ha reso molto familiari gli abiti per sera di cretonne a grandi fiori, bianchi o greggi su fondo ruggine, turchino o rosso. Talvolta il cretonne usuale lascia il posto al cretonne cerato, la cui lucentezza dà ricchezza e risalto alla bella linea del vestito. Di questo tessuto possono essere anche le graziose redingotte da mettere su abiti bianchi o in tinta unita, solo che il disegno sarà minuto e le tinte vivaci.

...per le vacanze montanare, l'abito a giacca in tinta neutra ha incontrastato successo: le giacche di lana che già si son viste in città sul finire della primavera hanno un primato che nessun altro tipo di giacca può vantare, e rappresentano il migliore ornamento di un corredo montanaro. Esse si appoggiano più che mai sulle tinte, o meglio sulle sfumature e sui contrasti di colore. Qualche ricamo e qualche bordo le rendono ancora più graziose.

...la moda per la campagna è sempre quella che ormai ha assunto il nome di "moda paesana": gonne arricciate, gonne a pieghe, gonne svasate, corpetti attillati, manichine rigonfie, boleri semplicissimi, cappelloni di paglia fiorentina o di leggero tessuto bianco con qualche fiore, sandaletti che hanno più degli zoccoli che del sandalo. A questi abiti freschi si aggiungono gli abiti sportivi di tela, le camicette di batista, le gonne-pantalone, gli shorts e i bei fazzoletti da girare attorno al capo.

...le giovani signore e le ragazze che trascorrono questi mesi in campagna, possono utilmente impiegare il loro tempo in occupazioni di giardinaggio; e la moda offre loro gli ingenui quanto pratici e tanto civettuoli grembiuli, composti con lo stesso spirito dei tempi passati; a fiori su abito in tinta unita, uniti e dentellati e ornati, con decorazioni di trine di cotone all'uncinetto. E ovunque, nei grembiuli così come negli abiti, tasche d'ogni forma e dimensione.


Simonetta

lunedì 1 agosto 2011

I tessuti e le linee dell'estate 2011

Sete pesanti o lievi come diafane nuvolette o stoffe di raion o di fiocco morbide e lucenti, in una varietà di colori e di disegni infinita: questo il materiale che i marchi, grandi e piccoli, propongono per i nostri abiti estivi. Abbiamo assistito a numerose sfilate di collezioni e il nostro cuore si è rallegrato nel constatare la bellezza dei prodotti tessili, sia come qualità, sia come gusto.

Una fioritura di corolle di tutte le forme, di tutte le tinte, dalle più piccoline, riproducenti i modesti fiorellini dei prati, o le primule o i nontiscordardimé, ad enormi mazzi di fiori fantasiosi e paradossali; tutto ciò che la genialità di un disegnatore e il buon gusto di un fabbricante può escogitare ci è apparso; ed abbiamo applaudito ed ammirato con gioia. Le gabardine, i picchè, le tele unite (di lino, di cotone, di raion) formano i bei costumi a giacca pratici ed eleganti; ne abbiamo visti alcuni singolarmente graziosi, in tessuto bianco, sul quale una nota viva era data dalla camicetta o dalla cravatta. Oppure, una delle formule amate in questa estate 2011, è quella della gonna unita - di un colore di pastello oppure grigia o color legno di rosa - con giacchetta a quadrettini minuscoli nei quali domina il colore della gonna stessa. Siccome la moda vuole la vita sottile, è necessario che delle pieghine interne accostino con molta perizia i quadretti (specialmente quando non sono tanto piccoli, poiché anche la quadrettatura piuttosto grande è di moda) in modo da assottigliare la linea della cintola. Lo stesso sia detto per le stoffe a righe che molte collezioni prediligono.

Un altro tipo di costume particolarmente armonioso è quello formato da una gonna di colore pastello - lavanda, campanula, mostarda, alabastro, confetto, aurora - con una giacchetta di tonalità alquanto più chiara, ma sempre nella stessa gamma. Una cravattina nera o turchino marinaio, una borsa in tinta accesa formeranno un contrasto assai piacevole su questo insieme dolce, giovane e soave. La camicetta sotto questi vestiti dev'essere anch'essa molto chiara.
Alcuni stilisti amano proporre la camicetta della stessa tinta dell'abito; ma generalmente noi donne preferiamo che la camicetta sia diversa; sia perché una tinta che stacchi completamente darà un tocco molto più carino all'insieme, sia perché la possibilità di variare permetterà - quando si toglie la giacca - di dare al vestito un aspetto differente e di mutarlo secondo le ore della giornata. La camicetta semplice, del tipo quasi da uomo, sarà adatta per la mattina, mentre una camicetta arricchita di tramezzi, gale, piegoline, nervature, sarà più elegante e si potrà portare se si è invitate a colazione o per qualche visita nelle prime ore del pomeriggio.

La linea vuole ancora le spalle quadrate ma senza esagerazione, e la vita stretta; per le gonne vi sono due tendenze principali: quella della gonna svasata e quella della "silhouette ad ombrello". Pare che questa seconda sia per ora soltanto un accenno a quella che sarà la moda autunnale; durante l'estate si preferiranno ancora gli abiti larghi in basso che danno un senso di maggior freschezza e di femminile libertà. Anche negli abiti da sera le due tendenze combattono; ma si può senz'altro profetizzare che l'abito ampio risulterà vittorioso, poiché i tessuti estivi - crespi, tulli, organza, mussoline - mal si adattano ad una linea striminzita.
Una vera e propria novità nella linea degli abiti estivi è data dai corpetti e dalle camicette blusanti ispirate a quelle che si usavano negli anni '20. Tale linea non è ancora generalizzata, ma vogliamo segnalarla subito ai nostri lettori, appunto per la sua novità assoluta. Nei vestiti in cui più si accentua questo movimento, la vita è segnata un pochino più in basso e la cintura è piuttosto piccola, cosicché la stoffa, rimborsandovi sopra, la nasconde quasi completamente.
I soprabiti che porteremo in qualche giornata improvvisamente fresca o per un viaggio in montagna saranno morbidi e fluttuanti, di lana - o di fiocco tipo lana - della stessa tinta dell'abito o di tono completamente opposto. Sono tutti guarniti da tasche enormi; qualche volta hanno la martingala, ma più spesso ricadono scampanati, senza cintura.

Concludendo: la scelta è varia; tocca a noi saper vagliare e discernere quello che è più adatto al nostro tipo di corpo e alle nostre necessità. Ma sappiate sempre disporre colori e fogge in modo personale per avere un insieme armonioso ma che non sia identico a quello di tutti i vostri amici. Studiate per apparire semplici; selezionate ogni particolare con la più grande raffinatezza, ma fate in modo che di questo non ci si accorga; ricordate che la vera eleganza è sempre data dalla sobrietà, specialmente in un'epoca qual è questa in cui viviamo!


Dada

giovedì 28 luglio 2011

Quanto cibo sprecato!

Buttiamo tonnellate di alimenti, ma potremmo evitarlo.
Con qualche buona abitudine.

Ieri buttare via il cibo era uno scandalo, oggi è un'abitudine. In Italia ogni anno finiscono nella monnezza 20 milioni di tonnellate di alimenti, quantità che potrebbe sfamare 44 milioni di persone (l'intera Spagna, i tre quarti della nostra popolazione). Non siamo nati spreconi, lo siamo diventati. Dal 1974 ad oggi i rifiuti alimentari sono aumentati del 50%.
Dal momento in cui nascono, i cibi fanno molta strada prima di arrivare nei nostri frigoriferi ed è fisiologico che lungo questo percorso qualcosa venga perduto: pensiamo per esempio agli ortaggi che si deteriorano. Tuttavia, buona parte degli sprechi può essere evitata, anche da noi. Secondo i dati dell'Associazione ADOC - associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori - nel 2009 le famiglie italiane hanno buttato nella pattumiera il 17% dei prodotti ortofrutticoli, il 19% del pane e addirittura il 39% dei cibi freschi di derivazione animale (latte, uova, carne e formaggini).
Tradotti in denaro, i nostri sprechi equivalgono a 515€ all'anno, cifra che può essere risparmiata, con grande vantaggio anche per l'ambiente: per smaltire i rifiuti alimentari s'immettono nell'atmosfera grandi quantità di anidride carbonica, con notevoli ripercussioni sull'aria che respiriamo. Si butta via perché si acquista più del necessario (nel 36% dei casi), perché ci si fa irretire dalle offerte (24%), e nel 25% dei casi perché i prodotti sono scaduti. Tutte situazioni che possono essere evitate, cambiando un po' le nostre abitudini.

Consigli pratici
L'Università Milano Bicocca, in collaborazione con Legambiente, ha messo a punto il progetto Ri.De.Re in casa. "E' una campagna rivolta alla popolazione e agli studenti che si propone di ridurre gli sprechi alimentari", spiega il professor Massimo Labra, ricercatore. Dal progetto è nata la Guida critica per il consumatore intelligente (scaricabile dal sito www.zooplantlab.btbs.unimib.it), da cui abbiamo tratto alcuni di questi consigli.

Il risparmio comincia al supermercato
Compilare una lista, alla quale attenersi, aiuta a non acquistare prodotti inutili. E bene non farsi trarre in inganno dalle offerte: il "prendi tre, paghi due" è utile se davvero si ha bisogno di quel che si sta acquistando; per evitare sprechi, occorre limitarlo agli alimenti che durano a lungo valutando molto bene l'acquisto di quelli a scadenza breve. Un po' di attenzione va data alle confezioni: piuttosto che comperare un cestino con sei mele è meglio prenderne due sfuse se on se ne consumano in grandi quantità.

Cosa fare a casa
Collocare un alimento nel posto giusto significa allungargli la vita. I cibi secchi (pasta, biscotti, zucchero) assorbono molta umidità e vanno posti in ambiente asciutto, avendo cura di richiudere bene le confezioni. Nel frigorifero, i prodotti appena acquistasti vanno riposti dietro, tenendo in prima fila quelli con la scadenza più vicina. Frutta e verdura vanno riposte sui ripiani bassi, nei cassetti, dopo averle liberate dalle confezioni; anche le carni e i latticini devono essere collocati in basso; i salumi possono essere riposti sui ripiani superiori. I prodotti in bottiglia o lattina, che una volta aperti devono andare in frigorifero, sono trai i principali oggetti di spreco. Meglio scegliere le confezioni piccole, evitando le versioni risparmio se la famiglia non è numerosa.

Attenzione alle etichette
La dicitura "Da consumarsi preferibilmente entro il..." non indica una data di scadenza tassativa e non obbliga a gettare via il prodotto: superato il giorno indicato, infatti, i cibi non perdono le loro caratteristiche nutritive organolettiche (gusto, consistenza, aroma) né provocano danni alla salute. Possono essere quindi consumati anche dopo il termine (a patto, naturalmente, che siano stati ben conservati, non emanino un cattivo odore o abbiano un brutto aspetto). Al contrario, gli alimenti freschi, come il latte e i formaggi, la carne o il pesce e le uova vanno consumati entro la data indicata nella confezione.

Avanzi al ristorante? C'è la doggy bag
Un'alternativa allo spreco nei ristoranti è la doggy bag, il pacchettino con gli avanzi per il cane o il gatto. A chi non possiede animali domestici, ma non vuole che quel che ha avanzato finisca nella monnezza, hanno pensato Alberto Brosio e Federico Buono ideando Lavanzino. E' un kit acquistabile dai ristoranti e dalle mense, composto da un sacchetto portacibo e un portabottiglie in carta riciclata dove riporre gli avanzi. Per offrire in modo raffinato un servizio che spesso il cliente non osa chiedere (www.lavanzino.it).

Altre idee per ridistribuire i prodotti
Gran parte degli sprechi alimentari avviene nella grande distribuzione. Supermercati e ipermercati gettano ogni anno tonnellate di cibo, merce ancora commestibile indirizzata alla discarica perché prossima alla data di scadenza o esteticamente non presentabile.
Trasformare questo spreco in risorsa è l'obiettivo che si è posto Andrea Segrè che con l'Università di Bologna ha attivato Last Minute Market, un servizio di recupero e redistribuzione della merce invenduta.
"Quando un prodotto si avvicina alla data di scadenza o se gli imballaggi non sono perfetti, i supermercati lo ritirano dagli scaffali per destinarlo alla discarica", racconta Segrè. "E' un vero peccato, perché muovendosi in tempo, e organizzandosi, lo si può dare a chi ne ha bisogno".
Il compito di Last Minute Market è proprio questo: fornire alle aziende della grande distribuzione le indicazioni e i contatti per fare arrivare le merci invendute ad associazioni ed enti di carità della zona, illustrando anche tutte le regole igienico-sanitarie ed economico-fiscali da seguire. A Last Minute Market (www.lastminutemarket.it) possono rivolgersi le catene distributive, i comuni ma anche gli enti di assistenza che vogliono ricevere i prodotti invenduti.


Simonetta